Archivio per Novembre 2007

Notizia: NUOVO CONVEGNO DI BOLOGNA SULLA MOSCHEA

Novembre 28, 2007
Pubblicato il 27/11/07 alle 20:34:37 GMT da lisistrata.com
 
Annunci appelli e comunicatiMOSCHEA? NO GRAZIE ! – Siete tutti invitati:A Bologna il 30.11.07 si terrà un convegno, articolato in due fasi ben distinte, per ribadire il no dei cittadini alla nuova moschea che sindaco e giunta pretendono di imporre alla cittadinanza,  nonostante le chiare e legittime motivazioni del dissenso.

La manifestazione è stata promossa dalla LEGA ANTIDIFFAMAZIONE CRISTIANA, presso il Savoia Hotel Regency – Via Del Pilastro, 2 – 40127 Bologna – ITALIA, con il
seguente programma.
Qui le indicazioni per vedere il luogo preciso del convegno http://www.mbetravel.com/bologna-hotels/hotel/savoia_hotel_regency/map.php    


PROGRAMMA
17.00 Inizio presentazione della giornata e degli ospiti presenti, a cura di Adriana Bolchini Gaigher
 nonché dei messaggi inviati dagli ospiti non presenti gemellati con il progetto di difesa dei valori occidentali,  dall’Inghilterra, dalla Germania e dall’italia.
17.10 – il primo intervento Adriana Bolchini –  presidente nazionale O.D.D.I.I. – dir. resp.le Lisistrata, che trasmetterà.
alcuni spezzoni del film documentario “Il mercante di Pietre” che il regista e produttore Renzo Martinelli ha dato facoltà di presentare al posto suo che si associa virtualmente alla manifestazione.
una serie di filmati brevi e fotografie che mostrano l’islam integralista nel mondo e le problematiche che crea in ogni paese in cui si insedia la legge coraniCa della shariah
17.40 – I Responsabili C.V.F. Centre Vigilant Freedom in Europa – Gran Bretagna –  che interverranno con un filmato e spiegheranno come è nato il gruppo e cosa si propone, nonché le legittime preoccupazioni sull’avanzata islamista in Europa e la regressione delle tradizioni occidentali a favore di quelle islamiche, cosa che complica la vita dei cittadini autoctoni.
18.10 – Avv. Antonia Parisotto  - responsabile ufficio legale O.D.D.I.I. che interverrà sulle prospettive e possibilità legali di fermare la costruzione di nuove moschee anche in relazione al fatto che i progetti hanno come “padrini” i rappresentanti di associazioni integraliste come l’Ucoii.
18.30 – Mohammed Ahmed –  giornalista italo-egiziano, conduttore di La9 La8 di Padova che rilascerà una breve relazione sulle sue esperienze da testimone e giornalista islamico liberale e moderato.
18.40 – Vito Punzi –  giornalista redattore di Tempi esprimerà la sua posizione e le sue testimoniante.
19.00/19.40 – Enzo Ballaman – Ospite speciale  che trasmetterà il film “submission”    e parlerà dell’integralismo islamico come dell’assassinio del regista Vincent van Gogh, che lo ha realizzato.

Ore 20  Breve pausaore 20,30 inizia l’incontro  fra i due leader della Lega Nord  Umberto Bossi e Roberto Maroni,  che spiegheranno le motivazioni politiche e quale strategia desiderano adottare.

Presenti anche gli ospiti-relatori che sono intervenuti nel pomeriggio dei lavori, per testimoniare, se fosse necessario quanto sia doveroso pretendere il rispetto delle nostre leggi e della nostra costituzione, nonché una reciprocità con la “casa madre” dell’islam wahabita che ha sede a La Mecca in Arabia Saudita, ove ogni libertà di culto è proibita e perseguitata.

Ore 22 – Cena conviviale per la quale è obbligatoria la prenotazione,  (costo € 35,00) al numero +39 347/.05.04.244

La prima grande manifestazione in favore del mondo femminile

Novembre 24, 2007

Finalmente qualcosa si muove in difesa del mondo femminile.

La mia adesione alla manifestazione del 24 novembre a Roma a sostegno della non discriminazione delle donne è piena ed incondizionata perchè, come intelligentemente afferma la Souad Sbai, “…a prescindere dagli organizzatori” il problema della presenza femminile, in un mondo globalizzato che soffre di squilibri, può assumere un grande valore di temperanza che andrebbe rivisitato dalle origini.

Da un punto di vista escatologico, si assume la donna nel senso di nuova Eva, madre di tutti i viventi. L’essenza di Maria è la “Ma-donna”, quel ruolo che l’islam vorrebbe oscurare anche da noi e relegare ad essere inferiore. Un ruolo che nella storia del mondo è stato sempre al centro di continue attenzioni ed anche di numerose interpretazioni.

Difatti, storicamante, le culture orientali, quelle persiane e assiro-babilonesi in particolare, sono state la prime ad inserila a pieno titolo nella società fino ad affiancarla all’uomo nella Bibbia per poi essere riscattata, nella sua equiparazione completa dal Cristianesimo.

Ma col tempo, l’oscurantismo barbarico prima e la successiva Inquisizione poi, ne hanno peggiorato la sua condizione: cose che la Chiesa moderna ha definitivamente condannato, ma che ancora resiste in una certa visione vetero-libertaria.

Ricordo a certi “intellettuali nazi-islamici” che è in Occidente che la presenza attiva della donna nel mondo viene definitivamente ratificata nelle dichiarazioni dei Diritti Umani.

Per queste semplici ragioni, concordo sulla necessità di censurare certe frange radicali (purtroppo ancora presenti nel nostro Paese) che vorrebbero ricacciare la nostra civiltà nel tunnel dei “secoli bui”, saldandosi con lo spirito misogino impresso in certe mentalità arabo-islamiche.

Sono certo che queste tematiche, appena abbozzate, emergeranno nell’incontro-dibattito al Centro Averroè il 27 c.m.

Francesco Pugliarello 

http://francoazzurro-politicaeconomia.blogspot.com

La rossa Toscana non si smentisce

Novembre 23, 2007

C’è poco da fare, il “buonismo” della rossa toscana non si smentisce neanche davanti all’evidenza dei fatti: chissene frega di quello che succede fuori delle nostre mura? pare in sostanza essere il filo conduttore della pubblicazione “L’immigrazione in Toscana nel 2007″ realizzata dalle prefetture della Regione che ieri ed oggi viene presentato nel corso di un convegno a palazzo Medici Riccardi alla presenza del sottosegretario all’Interno Marcella Lucidi.
Un libro ricerca-propositivo che traccia la filosofia toscana del MULTICULTURALISMO presente e futuro in questa Regione.
Diviso in 4 capitoli tratta di: a) istruzione di minori e b)adulti stranieri (ma non legge da chi verranno istruiti…; c) come agevolare l’occupazione e in quali settori (noncurante dei cittadini locali in cerca di prima occupazione); d) dell’assistenza medica e ospedaliera anche per chi è sfornito di permesso di soggiorno. Tra l’altro si legge nel dossier che attualmente la Toscana ha il più alto tasso di matrimoni con un coniuge straniero (21,8%). Questo può dire poco, ma tra le pieghe si evince che nel campo religioso è data la totale libertà di professare una qualunque fede, senza alcun limite, ovunque e dovunque, perchè questo lo dice la Costituzione così come ribadito nella “Carta dei valori”.
Alla fine si capisce che la Toscana vorrebbe rappresentare la Regione pilota di un nuovo sistema multiculturalista che, pel tramite del presidente dell’ANCI (Leonardo Domenici, sindaco di Firenze) e del Ministro per i rapporti col Parlamento (Vannino Chiti, anch’egli fiorentino doc), dovrebbero replicare nel nostro Paese.

In sostanza la Toscana si appresta ad essere un bacino di accoglienza di “persone vittime di violenze nei propri Paesi d’origine”; e chi ce lo dice che non siano delinquenti comuni sfuggiti alle maglie della loro ferrea giustizia? Un laboratorio di rieducazione mondiale scaricato sulla scuola e sulla sanità che farà crescere vertiginosamente i costi collettivi, già abbondantemente al di sopra della media nazionale! Ingenuità? Buonismo politico o cieca fiducia nelle nostre istituzioni, (principalmente nella forze dell’ordine e della giustizia)?
La Toscana 1^ al mondo ad aver abolito la pena di morte (1786), ora vuol contendere anche il primato della multiculturalità dove altrove è miseramente fallita!

Francesco Pugliarello

Silvio Berlusconi: la riscossa del vero statista

Novembre 19, 2007

Dopo 13 anni di rospi ingoiati da parte delle Procure e da alcuni alleati della sua coalizione, Berlusconi torna sulla scena politica più determinato che mai. In soli tre giorni ha sbaragliato i giochi del teatrino della politica e messo a tappeto tutti gli avversari anche della sua coalizione: altro che pugile suonato per la sconfitta in Senato sulla finanziaria!

La sua mossa fulminea ricorda il duo francese De Gaulle-Sarkozy, quando, il primo, a seguito del maggio parigino (del ‘68) in cui Mitterand, coagulando su di sé l’onda rivoluzionaria del maggio francese si apprestava a cavalcare in unico fronte le lotte studentesche della sinistra antagonista, impose un referendum partecipativo dei salariati, mentre il secondo, giovane studente appoggiava questa proposta che però fallì per un pugno di voti e che portò alle preannunciate dimissioni dello stesso presidente De Gaulle.

Ora il Berlusca, forte dei 7 milioni di firme raccolte in piazza, torna prepotentemente sulla scena politica da vero statista in sintonia con la sua gente, proponendo lo scioglimento di Forza Italia in una nuova formazione politica, il Partito del Popolo della Libertà (PPL) con il quale gli amici della sua coalizione e non solo, d’ora in poi dovranno fare i conti: conti salati, perchè spinto da tanti giovani animati da una passione politica che tutti davano per morta o almeno agonizzante. Questa mossa ha un duplice effetto: restituire rappresentanza politica alla nuova generazione, desiderosa di partecipare alla vita di un Paese allo sbando, ciò che il Cavaliere sognava fin dal lontano 1994 e rimettere al centro della vita nazionale la politica con la P maiuscola .

Contrariamente a quanto pensano i suoi detrattori, Berlusconi  non ha nel suo DNA il fanatismo dei capi francesi; il suo è il carattere combattivo del nostro popolo, sorretto dalla fede incondizionata di un dio di giustizia e di amore per l’uomo; è il combattente con le armi delle idee e della prassi politica, nato per guidare un popolo al riscatto dalle pastoie burocratiche di uno statalismo fuori della storia che, periodicamente e soltanto qui in Italia si riaffaccia sul palcoscenico dei partiti delle clientele. Berlusconi non è Veltroni, ossessivamente legato alla ricerca del consenso: per i grandi progetti occorrono generosità, lungimiranza e disinteresse, tutti elementi che Silvio ha coltivato fin da piccolo. Egli ragiona prevalentemente con l’intelligenza del cuore; sa vivere in sintonia con la gente perché proviene da un impero aziendale che ha costruito giorno dopo giorno con sacrifici e anche con il sostegno di amici fedeli. Pur sentendosi inviato dalla Provvidenza, non è il merovingio Clodoveo che agli albori del cristianesimo, sposando una cattolica, invoca opportunisticamente il Signore perché gli conceda il dominio assoluto sui franchi o il tiranno Luigi XVI (il Re Sole) che seppe cambiare la storia europea togliendo potere ai rappresentanti dei francesi in Parlamento o magari il nostrano giacobino di turno travestito da buonista. Berlusconi, al contrario, è il tipico uomo moderno, alieno da bizantinismi che sa andare diritto al cuore del problema per il suo innato carisma, mostrando noncuranza verso i poteri forti, alleati della sinistra che viceversa, al loro solito, lo hanno sempre disprezzato e demonizzato.

Ha molto del Sarkozy all’epoca ministro dell’interno quando, in occasione di una manifestazione di piazza ad una signora che dal balcone gli chiedeva di liberare gli abitanti delle banlieues dalle orde dei delinquenti le rispondeva: “voi ne avete abbastanza di questa banda di feccia (“racaille”), adesso ci pensiamo noi a toglierli di mezzo…!” Con Berlusconi alla ribalta viene spazzato via anche il vecchio luogo comune del populismo all’italiana. No, non credo che, pur giocandosi il tutto per tutto, Silvio sia il solito Cola di Rienzo che sbaraglia tutti per farsi far fuori all’indomani. Certo per molti è un ingombro perché non consente, come non ha consentito nei suoi cinque anni di governo, di farsi mettere nel sacco dai soliti mestatori invidiosi; va a trattare con la forza di milioni di firme alle spalle. Mettendo al centro della vita nazionale la politica, quella con la P maiuscola, può frenare lo strapotere della finanza speculatrice che d’ora in avanti dovrà venire a patti con questo nuovo Partito. Sta a lui ed ai suoi fidati amici gestire questa valanga di consensi.

Francesco Pugliarello

from: http://francoazzurro-politicaeconomia.blogspot.com

Nell’Occidente urge la riconversione dell’economia

Novembre 16, 2007

        

         Le titubanze e le divergenze interne dei paesi occidentali a fermare Teheran dalla tentazione di dotarsi di armamento nucleare, stanno legittimando una corsa generalizzata a questa fonte energetica in tutta l’area mediorientale, rendendo il mercato internazionale del petrolio altamente speculativo e rischiosamente caro.

        La “corsa” annunciata è il solito bluff cui gli arabi ci hanno abituati, o esiste un fondo di verità? Dopo Marocco e Tunisia, la settimana scorsa anche Hosni Mubarak ha dichiarato di avviare la costruzione di centrali nucleari nel suo Paese. L’UE dal canto suo, mentre la Merkel vola a Washigton, come lo stesso Sarkozy, che vorrebbe proporsi quale supervisore politico sulla questione, si è astenuta dal decidere rilanciando la patata bollente all’ente preposto, l’Aiea a cui segretario pro-tempore c’è l’egiziano Mohammed El Baradei. Quest’ultimo, sostenuto da Putin e dalla Cina di Hu Jintao ritenendo pericoloso andare ad uno scontro con l’Iran, sta facendo di tutto per frenare i tentativi di Washington, Londra e Parigi chiedendo ai tre falchi di ammorbidire i toni minacciosi su Teheran, adducendo la mancanza di prove sull’utilizzo di materiale atomico a fini militari. Ora giustamente Israele ne chiede la destituzione. I massimi tecnici del settore ci dicono che “non esiste filiera di nucleare civile che non proliferi armi atomiche”!

        Nel frattempo nella disputa tra nucleare civile e nucleare militare e nell’immobilismo europeo, i Paesi del Medio Oriente, forti della consueta lungimiranza e sospinti dai timori di un’egemonia politica, militare e religiosa della Repubblica sciita corrono ai ripari. Pare evidente che essi siano a conoscenza del fatto che, secondo Olivier Guitta, consulente in materia di terrorismo presso la Casa Bianca, “è da tempo che esistono accordi segreti tra Mosca e Damasco per forniture di infrastrutture per costruire centrali nucleari in luoghi segreti della Siria”. [“Plan B: Syria’s forgotten, but dangerous nuclear program”, http://www.examiner.com/printa-478177~Olivier_Guitta, 28.12.2006]. Anche questo può essere un motivo per cui negli ultimi mesi quasi tutti i paesi sunniti della regione, compresi alcuni emirati del Golfo che di petrolio abbondano, hanno annunciato l’intenzione di predisporre programmi nucleari sostenendo, candidamente, essere esclusivamente a scopo “civile”… Tutto lascia presumere che la corsa al nucleare sia inarrestabile: il che è testimoniato dal fatto che in quelle zone è missione permanente il segretario di stato americano Condoleeza Rice.

       In questa ottica la visita di re d’Arabia, Abdallah bin Abdulaziz Al Saud, al Papa può rappresentare un segnale di allarme dovuto anche alla difficile situazione interna del suo regno che rischia di diventare esplosiva per il fatto che per anni proprio da quel Paese il fondamentalismo è stato lautamente foraggiato, pare strano che gli arabi ci vengano a dire che le scorte stanno esaurendosi per cui sono costretti a scendere più in profondità, superare la barriera dei 2000 metri con ulteriori aggravi di costi; che il petrolio non è più lo stesso, come qualità, di quello estratto 10 anni fa, perché in questa situazione sono poco credibili in quanto, dati alla mano riferiti al 2004, l’area del Golfo Persico possiede ancora il 65% delle riserve petrolifere dell’intero pianeta con una produzione che copre un terzo del totale mondiale, ed è quindi l’unica area in grado di soddisfare le richieste (almeno fino al 2050), comprese quelle delle “petrolofaghe” Cina e India.

       Naturalmente gli arabi hanno tutto l’interesse a dimostrare il contrario. Ciononostante, resta il fatto che di risorse esauribili sul globo terracqueo ve ne sono ancora in abbondanza. La conferma ci viene da una delle massime società di consulenza sull’energia, la scozzese MacKay Consultants [articolo riportato dalla rivista di settore oil&gas «Offshore», novembre 2005], che comprova che nella sola regione del Pacifico vi sono risorse non ancora sfruttate in acque profonde, tanto che le compagnie petrolifere dell’area, in vista dei vertiginosi consumi cinesi per cui entro il 2030 saranno più che raddoppiati (“270mila cinesi andranno in auto”!), con le nuove tecnologie estrattive a disposizione, hanno deciso triplicare gli investimenti sulla ricerca, passando dai 10 del 2003 ai 31 miliardi di dollari nel 2009.

          Come si vede, ancora una volta gli arabi, approfittando della debole coesione tra gli Stati dell’Unione Europea, colgono l’occasione per introdursi gradualmente in Occidente nel tentativo di metterlo in ginocchio. E’ uno dei motivi per cui stanno comprando più aziende possibili e stanno investendo in tutto ciò che possono; ancora una volta, come con la crisi energetica degli anni ’70, è sul petrolio che si sta giocando una partita pesante sulle teste degli europei, notoriamente privi di fonti primarie ad alta potenzialità industriale. Questo grazie al cinismo di certi scienziati della sinistra che da anni si sono inventati il pacifismo per eliminare le centrali nucleari dal nostro territorio, rendendoci sempre più esposti ai rischi e non ai benefici ed al ricatto dall’ incombente islamismo. Ma allora, bluff o non bluff, visto che il quadro internazionale volge al peggio, perchè non prendere di petto il problema energetico, valutando la fattibilità delle fonti rinnovabili? Se nel futuro l’economia del petrolio e del nucleare non sono più sostenibili, perché non cambiare radicalmente, e al più presto, il modello di produzione e di consumi, i concetti di benessere e di sviluppo? La risposta non può che venire dalla ricerca.

       Non vorremmo azzardare ipotesi, però allo stato, sembra che si aspetti che il petrolio superi la soglia psicologica dei 100 dollari a barile per poter dire: beh è il momento di metterci a discutere su costi e benefici. Solo così potremo tagliare l’erba sotto i piedi agli speculatori.

Francesco Pugliarello


Forza Italia e la Montalcini: la forza di una centenaria

Novembre 16, 2007

Forza Italia  deve rincorrere l’UDC sul piano di una nuova riforma elettorale che Calderoli aveva giudicato un “porcaio”:  fatto che, potrebbe prolungare la vita di questo sciagurato governo ancora per molti mesi, ciò che Berlusconi vuole scongiurare riempiendo le piazze di gazebo per la raccolta di firme “al voto subito”;

Fini ingelosito spara a zero sul Cavaliere per aver tenuto a battesimo la destra di Storace e della Santanchè;
Rotondi, preso da tenerezza per Berlusconi, regala i venti minuti di dibattito del suo drappello a Forza Italia;
un senatore azzurro in aula piange per aver sbagliato a votare;
Dini, cercando di spuntare qualche ministero in caso di rimpasto a gennaio, vota a favore della legge finanziaria dopo aver sbandierato urbi et orbi contro il vituperato c/sinistra bertinottiano.
Possibile che l’Italia debba reggersi sugli umori e sui personalismi di questi signori senza valori etici che si comportano da “bottegai”?

Al cospetto, la Montalcini, senatore più anziano nella storia del parlamento repubblicano è una santa!  E’ …pasta d’altri tempi. E pensare che senza i suoi voti, Romano Prodi ed il suo boccheggiante governo di sinistra ed estrema sinistra sarebbero già a casa, con  immensa gioia di due italiani su tre che non vogliono più sentirne di Prodi e di comunismo.    Francesco Pugliarello

SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA…

Novembre 12, 2007
da francoazzurro
 
Arte spettacoli sportUn’esperienza di sport e divertimento, ed un po’ di… relax per tutti noi.La Goletta della SolidarietàA Policoro (MT), presso il Circolo Velico Lucano, quello che sembra solo un vecchio adagio popolare “essere tutti sulla stessa barca” quest’estate si è trasformato in una vacanza di avventura…. in un mare di sport.
L’esperienza, aperta a tutti, ha coinvolto anche ragazzi con disabilità di media entità. Qualcuno di essi ci ha raccontato la sua avventura.

Immerso nella riserva naturale del Bosco Pantano di Policoro, a pochi metri da una incontaminata spiaggia, sorge il centro turistico del CVL che propone ai ragazzi ed alle famiglie ospiti un programma ricchissimo di sport. L’attività principale delle giornate è quella della vela, suddivisa in corsi di iniziazione, perfezionamento e specializzazione.

Da non sottovalutare le altre proposte: canoa. windsurf, nuoto, sci nautico, equitazione, escursioni in motobarca, calcetto, beach-volley, tiro con l’arco, educazione ambientale ed animazione serale, svolte da figure professionali altamente qualificate: assistenti, istruttori federali e insegnanti Isef.
Ma poiché la filosofia del Circolo  Velico non è  solo quella dell’agonismo ma anche e soprattutto quella del divertimento,  c’è posto per tutti.

“Alle prime luci del mattino – ci informano Mariano e Fabio – prima che il sole scaldi, mentre la brezza marina s’insinua tra i “carri western” e i “tukul” immersi nella pineta attigua alla riserva naturale del bosco, ai margini di una spiaggia attrezzata, gli amplificatori diffondono nel “campus” una gradevole melodia country per annunciarci l’inizio delle attività sportive della giornata”.
“Il doversi  autogestire, adeguarsi ai ritmi di una vita comunitaria in spirito di emulazione, il confrontarsi con altri coetanei normodotati, praticando di volta in volta e a propria discrezione le attività marinare predisposte con barche a vela e canoe, il doversi cimentare in semplici regate, il prendere dimestichezza con i picchi, le bome, i trinchetti, le mezzane, le sartie, i bompressi, le escursioni a cavallo e in monutain-byke nel bosco limitrofo, è stato  un banco di prova fin troppo impegnativo ma che vorremmo ripetere:  molto positivo e capace di darci sicurezza.”

Nulla in questo Centro, magistralmente condotto dalla discreta onnipresenza dei direttori delle attività Sigismondo e Vito e da uno stuolo di animatori, è lasciato al caso: tutto è pianificato sui ritmi del clima e del tempo meteorologico. Lo spirito di corpo che si respira nel campus, liberi dall’”assillo” dei genitori, in un’organizzazione così concepita, è certamente il modo migliore per rafforzare l’autostima dei nostri ragazzi, specie per chi come Mariano e Fabio soffrono di “esclusione sociale”. Un modo nuovo di valorizzare la loro personalità nella pienezza dei talenti di cui sono portatori: quei sentimenti che nel quotidiano non sempre riescono a scambiare.

Per tal ragione  il Circolo Velico Lucano è sicuramente un primo e significativo esempio di Accademia della Solidarietà.
Se i tour-operators del nostro Paese che dicono di essere i più avanzati in questo settore, oltre al profitto, ne garantissero anche la funzione sociale, peraltro da qualche tempo adottata in altri Paesi dell’Unione Europea come la Francia e la Gran Bretagna, il modello di turismo giovanile praticato nel CVL potrebbe rappresentare, anche per l’Italia una forma di vacanza “alternativa” dove i diversamente abili possono dimostrare quello che sono e trasmettere agli altri ragazzi una spinta di “genuina vitalità” che crea, nel confronto, una efficace e matura forma di accoglienza e di rispetto reciproco.

Il guanto della sfida è lanciato! Chi dei nostri amici vuole proporre a sè stessi o ai propri “rampolli” una bella e solidale sfida sul mare, ove dimostrare che in fondo in fondo “siamo tutti sulla stessa barca”?

Francesco Pugliarello (FI)
Rosaria Dall’Argine (PR)
 

da: “Periodico Polisportiva Gioco Parma” – Ottobre 2007

 

Il grido di allarme dei 138 saggi musulmani

Novembre 2, 2007

Poco o nulla di particolarmente degno di interesse nella lettera dei 138 saggi musulmani del 13 ottobre indirizzata al Papa ed ai Capi cristiani diffusi nel mondo. Un modo abile per accattivarsi la simpatia del mondo occidentale, erroneamente considerato ancora cristiano; la consueta tattica  del bastone e della carota, di cui gli islamici sono maestri. Unica nota positiva è quella di veder condiviso un possibile confronto tra sunniti, sciiti e sette che per secoli si sono combattuti tra loro alla conquista di “Dar al-Harb”, una civiltà come la nostra: una sorta “hudna tregua, armistizio, in una fase storica molto delicata per i destini del mondo. Il documento, pur ispirandosi a principii di ordine religioso, assume un valore prevalentemente etico e politico dal momento che viene sottoscritto da studiosi e consulenti appartenenti a ben 43 Stati a maggioranza islamica e promosso da un sovrano illuminato come il re di Giordania, Abd Allah II, alleato degli USA e di Israele. Sebbene indirizzata alla cristianità, la lettera ha un carattere multifronte. Vuole essere un monito lanciato a tutti i fondamentalismi, a quelli cioè “che provano piacere nel conflitto e nella distruzione, mettendo in gioco la stessa sopravvivenza del mondo”. Il nocciolo della lettera è permeata da un malcelato timore di un incombente conflitto laddove invoca: “….facciamo almeno in modo che le nostre differenze non provochino odio e conflitti tra noi che rappresentiamo il 55% della popolazione di questa terra” (Capo III). Ma non si capisce se questo appello all’unitarietà sia indirettamente indirizzata a contrastare la corrente religiosa wahabo-salafita – quella che sparge terrore nel mondo -  oppure è un messaggio trasversale rivolto all’Occidente quando denuncia che tutto potrà andare come previsto “…a condizione che i cristiani non dichiarino la guerra”.Richiamando per analogia le citazioni degli evangelisti e delle sure coraniche del periodo meccano che figurano nella “Sura della tavola imbandita”, essi sostengono che “è possibile una convivenza nella diversità”, astenendosi però cautamente dal citarle. Un buonismo stucchevole, peraltro intempestivo che mette in guardia alcuni maggiori osservatori dell’islam come Magdi Allam, Lee Harris e Carlo Panella, quando ci avvertono che il documento può essere una “trappola” o peggio un “falso ideologico”, dal momento che tacciono sul resto dei passaggi cranici più controversi, specialmente quelli riferiti al periodo medinese, dopo l’”egira”. Difatti fra tanta deferenza stridono le firme di alcuni antisemiti come Yasser Ahmed al Tayeb rettore dell’università sunnita al Hazar o come Ahmed al Kubaisi ex consigliere di Saddam Ussein, che sostengono apertamente le azioni di martirio, tacendo che la guerra all’Occidente è già stata dichiarata dal fondamentalismo maturato in seno alla loro civiltà. Per questa ragione i nostri critici, la considerano una spudorata dissimulazione per la retorica e per le forti ambiguità di cui è intriso il documento.Come ci fa notare l’arabista Samir Khalil Samir, le maggiori ambiguità si riscontrano in alcuni passi tradotti dall’arabo alle nostre lingue. Fra le tante, sicuramente la più inquietante, riscontrata peraltro anche dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, mentre il testo arabo si richiama al Nuovo Testamento, nelle nostre lingue viene tradotto in “Bibbia”, lasciando intendere ai lettori arabi di aver escluso la realtà ebraica che in questo momento storico invece è centrale. Samir ci riferisce inoltre che nelle nostre versioni (italiano, inglese, francese, e tedesco) si cita genericamente Gesù Cristo, mentre nel testo originale si insiste nel considerarLo non figlio di Dio ma il Messia, “Issa al Massih”. Stesso peso lo si riscontra nelle affermazioni “come si legge nel Vangelo…”, mentre, citando il Corano, essi scrivono “Dio ha detto …”. Infine, per sostenere l’unicità di Dio, che tale è nella visione islamica, mettono ancora una volta in discussione la validità dei testi di San Paolo allorché, introducendo la Trinità divina, avrebbe violato il messaggio originale cristiano. Da queste brevi considerazioni, il tentativo di ricerca di un dialogo col mondo cristiano testimonia le insormontabili difficoltà interne in cui si dibatte l’islam a causa di elementi spuri che negli ultimi decenni, sfruttando la superstizione e la fede, dopo qualche secolo di straordinario splendore, avrebbero mutato radicalmente tutti i presupposti coranici su cui per millenni si è fondata una religione che, all’impatto con la modernità non è stata in grado di trovare alcuna via d’uscita dalla tribalità in cui si era cacciata. In buona sostanza questo documento rappresenta una invocazione di aiuto, ancora una volta però privo del coraggio di denunciare i loro carnefici.

Ciononostante, considerato lo sforzo profuso per un confronto, a fronte dei tanti intrapresi dalla cristianità, questo secondo tentativo, dopo quello dei 38 dell’anno scorso, potrebbe anche essere accolto, a condizione che si prendano di petto le questioni concrete, della libertà religiosa, del rispetto assoluto dei diritti umani, del rapporto tra religione e politica e dell’uso della violenza, non dimenticando le lezioni della storia e cercando si evitare atteggiamenti aggressivi che possano provocare reazioni negative: la scaltrezza, la suscettibilità ed il vittimismo degli islamici non ha pari in tutto il mondo .