Archive for gennaio 2008

E’ questo il Presidente del nostro Paese ?

gennaio 30, 2008
Qualcuno si è spinto a dire che il plauso di Montezemolo al preincarico a Franco Marini ha il significato che “i poteri forti mettono le mani nel piatto”.
Io semplicemente cerco di mettere il luce la debolezza dell’attulae “Presidente degli Italiani”.
 

Se manco Napolitano riesce a trovare una personalità da incaricare e si parla di “preincarico”..beh signori è solo un puro esercizio estetico… la sostanza sono elezioni e subito!

 

Il “PREINCARICO che Napolitano affiderà al presidente del Senato Franco Marini, seconda carica dello Stato, non è un buon segnale.

Non  lo è perché era da dieci anni, al tempo di Scalfaro che non era stato più usato questo metodo e non lo è perché denota l’intreccio micidiale che si è creato nei Palazzi manovrati dai soliti faccendieri cattocomunisti, guidati da un comunista doc come l’uomo del Colle.

Ma non aveva lui stesso riferito alle 14:10 di ieri 29/gennaio che non v’era ancora una maggioranza da giustificare lo scioglimento delle Camere ed andare alle elezioni subito? Alla luce delle ultime dichiarazioni di Casini di rafforzare il ‘partito del voto subito’ e di altri che chiedono l’apertura delle urne come Diliberto, non vi pare che il Capo dello Stato si sia rimangiato quanto affermato ieri?

 

Che significa ‘preincarico’? Qualcosa di meno compromettente; significa non prendere posizione scaricando la responsabilità ad altri, quello che per tutta la sua vita politica l’attuale C.d.S. ha fatto nella sua lunga carriera politica. Nel ricchissimo dizionario della politica italiana, infatti, il preincarico occupa un posto intermedio fra il mandato esplorativo – affidato per sondare la possibilità di un successivo incarico- e il diretto incarico a presentare un governo, come primo tampone alla crisi di governo.

 

Nei ritratti che Feltri e Brunetta fanno ne “I Compagni al Caviale” n. 20, edizioni “Libero, 2007”, pp.111,112,  descrivono Napolitano come il principe dei “cerchiobottisti” la cui fulgida carriera “suona come un dubbio elogio a mediocri di qualtià”. Era presidente della Camera al tempo di tangentopoli, così si legge in questo pamfhlet, quando lesse in assemblea una straziante lettera del deputato Sergio Moroni prima del suicidio. “Mentre tutti rabbrividivano e qualcuno piangeva, questo signore restò impassibile al punto che l’unica frase che proferì fu: “E’ una lettera che ci pone problemi su cui riflettere”. Il resto sappiamo come andò a finire. Napolitano non esitò, in quel biennio, “a firmare tutti i bilanci falsi dei partiti…”; gli stessi che poi, nel giro di pochi mesi, i magistrati avrebbero impugnato.

Dunque senza che mai si fosse preso la briga di fare i necessari controlli che avrebbe bloccato il gioco al massacro di certe toghe dell’epoca e la futura ingerenza nella politica…. Oggi ne abbiamo un’ulteriore testimonianza con la riesumata figura del “preincarico”. Difatti, proseguono gli autori: “appena i giochi si fanno duri, Giorgio si schiera con chi fa la voce grossa”. Alla luce di  quanto riferito da Feltri e Brunetta mi rafforza la sensazione di una pressione operata sul responsabile del Quirinale l’invocazione a non sciogliere le Camere in quel lungo e accorato “comizio” che Veltroni ha pronunciato dalla loggia del Colle all’uscita dal breve incontro di “consultazione” tenuto ieri alle 12:30.

 

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Attenzione: C’E’ LA LEBBRA IN LOMBARDIA

gennaio 28, 2008
Pubblicato il 25/01/08 alle 17:25:29 GMT da Admin
 
Gli editoriali di LisistrataEMERGENZA SANITARIA A MILANO C’E’ LA LEBBRA
Un problema sempre taciuto: le mille malattie dei clandestini:
(nella foto, esempio di una mano affetta da lebbra, già in stato avanzato)
DROGA/ ARRESTATO GIOVANE AFRICANO, HA LA LEBBRA
Per questo rinviato il processo per direttissima
notizia pubblicata  da APCOM

Milano, 25 gen. (Apcom) – Un giovane africano è stato arrestato a Milano ed è risultato affetto da lebbra. Per questa ragione è stato rinviato il processo per direttissima in Tribunale. Il giovane, 24 anni, è stato arrestato perché trovato in possesso di 15 grammi di marijuana che vendeva solitamente a giovanissimi acquirenti.

Il caso specifico è largamente macroscopico.
La riflessione, invece, si impone per tutti quei casi più subdoli e silenti di malattie sicuramente meno spettacolari o di ridotto impatto mediatico che, complice la totale assenza di controllo sanitario, sono già tranquillamente impiantate nel nostro territorio.

Casi specifici di tubercolosi, ritenuta debellata, morta e sepolta, sono già stati mediaticamente (e no) segnalati.
Non affatto sporadici i casi di scabbia (benché definita malattia ciclica ventennale) mentre è assodato che se non è dimostrabile la relazione immigrati-meningite come frequenza, potrebbe esserlo come ceppo di provenienza.

D’altronde basta farsi un giretto sul un sito specifico della materia per aver un’idea dei focolai virulenti che vi sono nella cosiddetta “cintura della meningite”, da dove provengono non pochi clandestini. Sarà, ma in Europa cominciano ad affacciarsi ceppi che erano virtualmente relegati ad altri continenti, come i meningococchi W135, A e Y.

Non c’è certo da stupirsi, ne è discorso razzista, visto che proprio noi europei contribuimmo abbondantemente a decimare gli indios, oltre che con la spada, anche con influenza, raffreddore ed altre primizie del genere. Ma oggi siamo nel terzo millennio.

E mentre Fioroni impone alla Moratti di accettare tra i banchi in modo indiscriminato i figli dei clandestini (e magari di metterli pure in graduatoria per asili nido, case popolari, agevolazioni e finanziamenti vari), pochi sollevano il problema di una sicurezza sanitaria che il governo Ferrero (ex, grazie a Dio) è bravissimo ad insabbiare, almeno finchè non esplode qualche casino delle dimensioni del disastro rifiuti a Napoli.

Sarebbe bello poter immaginare che se un ragazzo gira per le strade di Milano, lo fa senza essere un pusher.
Meglio ancora se questo ragazzo, bastardissimo pusher od onesto lavoratore, non è anche un …appestato.
O no?
   
da Kritikon http://kritikon.ilcannocchiale.it

Articolo segnalato dall’utente Ladestra, che scrive  Roba da matti… chissà quanti ne ha infettati.
già pubblicato su Italia Svegliati http://italiasvegliati.ilcannocchiale.it  e http://francesconetwork.blog.kataweb.it

SIAMO ALL’EPILOGO DI UN SOGNO ?

gennaio 26, 2008
Ripeto, l’arroganza e la presunzione non pagano.
Ora al voto subito: lo chiedono a gran voce 40 milioni di italiani (l’ottanta per cento degli aventi diritto). Inseguìto da più di mezzo secolo, in questi giorni di freddo invernale un sogno è crollato. Mai s’era visto andare in diretta il disfacimento di una coalizione che pretendeva di governare un già difficile Paese come il nostro. Il re è nudo, e questo re del gioco delle tre carte ha mostrato al mpndo il peggio della politica che nessun Paese dovrebbe imitare.I più amareggiati della compagine governativa sono senza dubbio il ministro dell’Universita’ Mussi e la Rina Gagliardi. Davanti a sé vedono avanzare lo spettro del disfacimento di un ideale perseguito fin dalle piazze sessantottine, come quasi tutti quelli che fino a ieri, per circa due anni, hanno “occupato” i più alti scranni della nostra Repubblica. Il primo lo abbiamo visto a La Sapienza difendere con enfasi grottesca Papa Ratzinger, impedito di metter piede in quell’ateneo dai suoi stessi compagni di cordata; critico con il Partito Democratico estromesso dal partito di Veltroni, dichiarandolo reo di aver costituito una forza destabilizzatrice dell’intera sinistra italiana, quando, premonitoriamente,  dichiara la morte della sinistra: “…in appena tre mesi dalle primarie il governo e’ sull’orlo di una crisi, i Ds non ci sono piu’, con l’avvento del Pd non c’e’ piu’ l’Unione, non c’e’ piu’ il centrosinistra…”. (AGI 24.1.200).

Pur essendo da sempre anticominista, la delusione di Mussi e di altri suoi compagni potrei farla mia. La stessa compassione che suscita Mastella quando lamenta di essere il capro espiatorio di faide interne alla sua stessa coalizione legata ad una ben individuata fazione della magistratura. La seconda mi ha fatto compassione per la patetica difesa di Prodi in Parlamento. Fanno tenerezza questi potenti, spesso patetici (per chi ha assistito in diretta la fiducia), non foss’altro per il rispetto che si deve al principio della democrazia nella quale l’opposizione è comunque la linfa della democrazia.

Tuttavia se con la memoria vado a considerare quali e quanti veleni nell’arco della loro breve storia hanno disseminato, attaccandosi ad una ideologia contraria alle volontà ed alle coscienze delle comunità locali, anche alla luce di qualche beneficio, il bilancio  è disastroso. Diceva bene don Lorenzo Milani, quando colloquiando con il Mazzerelli poco prima della sua scomparsa che “il comunismo dove è al potere lenisce qualche miseria, ma ne fa nascere altre riuscendo ad imporre che, di questi fallimenti, solo pochi ne parlino…” “…ma non andrà lontano” (Il riscatto Dehoniane, Na, 1980). Forse la profezia si è avverata, solo che si sta avverando mettendoci in ridicolo agli occhi del mondo dovuto alla testardaggine di un personaggio come Prodi che passerà alla storia per la sua pervicacia luciferina. Ma la sentenza di morte era da tempo annunciata e pochi ne avevano fatto menzione. Essa proviene da un laico, Pietro Calamandrei, laddove lucidamente sessanta anni fa preconizzava: “Quando i voti si danno non più per fedeltà alle proprie opinioni, ma per calcoli di corridoio in contrasto con la propria coscienza, il sistema parlamentare degenera in parlamentarismo e la democrazia è in pericolo” ( Il Ponte 1947).

L’argine a questo ”pericolo”, ironia della sorte, ora è tutto nelle mani di un capo di Stato comunista, pentito di aver approvato l’invasione di Praga da parte delle truppe sovietiche. Qualcuno direbbe che questo è l’ultimo canto del cigno, io invece penso sia la logica conseguenza di una ideologia perversa che con la propaganda ha illuso generazioni di uomini: dovunque essa si è presentata ha provocato danni. A vent’anni dalla dissoluzione della struttura statale dell’Unione sovietica seguita al crollo del muro di Berlino, da noi si erano arroccati nelle leve del potere come gli ultimi mohicani a difendere un pauperismo, collaterale ad un islamismo di stampo medievale, assumendo a capo dei loro desiderata un maniaco del potere, tentando pervicacemente ed ossessivamente di rifondare, con tutta la supponenza di cui sono portatori, quello che essi considerano il paradiso in terra. Più che Mastella e Dini, è stata la vendetta della Storia che, peraltro, già da tempo li aveva  condannati alla disfatta.

Francesco Pugliarello

…Fine di un incubo…!

gennaio 25, 2008


e se non ne basta una eccone un’altra

 

Finalmente ho stappato la bottiglia di spumante che tenevo sul tavolo da due giorni.

Era ora.

Sento  per strada auto che a intermittanza strombazzano annunciando il “lieto evento”.

Grazie Prodi che ci hai sollevato da questo peso. Hai fatto tutto tu e te ne siamo grati 

Ora la parola passa a Napolitano e se sgarra, questa volta scenderemo tutti in piazza a protestare contro i magnafranchi a tradimento che fino ad oggi ci han succhiato il sangue.

 

CITY AGAINST ISLAMISATION – ANVERSA 16/17 gennaio

gennaio 22, 2008

CITTA’ CONTRO L’ISLAMIZZAZIONE

CITY AGAINST ISLAMISATION – ANVERSA 16/17 gennaio
Pubblicato il 22/01/08 su www.lisistrata.com
 
Stop the islamisationNei giorni 16 e 17 di questo mese come avete già saputo da comunicazioni precedenti, con una nostra delegazione come Lisistrata e O.D.D.I.I. sono stata ad Anversa – Le Fiandre (Belgio) per dire ancora una volta, con voce ferma e determinata NO ALL’ISLAMIZZAZIONE FORZATA DELL’EUROPA
– La giornata del 16 si è svolta praticamente a porte chiuse, in quanto ci siamo ritrovati ed abbiamo preso visione di tutto ciò che il 17 avrebbe dovuto essere realizzato.
(nelle 2 foto qua sotto, potete vedere due momenti di relax all’interno e sul tetto del parlamento fiammingo, con l’on. Filip Dewinter e il senatore Freddy van Gaever, circondati dalla dirigenza del partito e dalla segreteria del Parlamento.) 
– Alla mattina del 17 si è tenuta una conferenza stampa alla presenza dei parlamentari delle Fiandre in rappresentanza del partito flammingo, che attraverso l’intervento di mr. Filip Dewinter e le rappresentanze del Parlamento cittadino, hanno risposto alle domande poste loro dai giornalisti, spiegando loro che ciò di cui il gruppo organizzatore e tutti i partecipanti erano contrari non era in se e per se l’islam intesa come religione, ma il fatto che l’islam si stavai mponendo ai cittadini Belgi e (come ben sapete tutti voi) anche agli altri popoli europei attraverso forme di prepotenze e di razzismo che tendono ad accusare i Paesi ospitanti ed i loro cittadini di mancanza di sensibilità nei confronti dell’islam, quando invece è l’islam stesso a non rispettare le leggi e la costituzione dei Paesi nei quali sono emigrati.
Si contesta perciò la manifesta e continua sostituzione di simboli appartenenti ai luoghi e perciò alla popolazione autoctona, in cui gli immigrati si sono insediati, passando perciò da una imposizione forzata di islamizzazione che non riguarda soltanto gli usi e i costumi, ma sta cambiando letteralmente il volto e l’anima del Paese obbligando le popolazioni native a situazioni ben più pesanti per loro, in quanto hanno prodotto la perdita di diritti inalienabili che ormai erano stati raggiunti e stabilizzati, come la democrazia, la libertà, il rispetto del valore di tutti i cittadini, donne e bambini in egual misura agli uomini, imponendo una shariah totalmente aliena al tessuto sociale che crea un nocumento gravissimo e insanabile, se questi non viene fermato.

Fra le cose che sono state lamentate, vi è la mancanza di volontà di integrazione dei gruppi di immigrati islamici, in particolare i pachistani, che preferistino chiudersi in zone delimitate, creando vere e proprie enclavi che producono apartaid nei confronti dei nativi, che si trovano ad attraversare interi quartieri ostili alla presenza di chi non è musulmano e non parla la lingua araba, tantè che molti negozi non hanno nemmeno la scritta in lingua locale ma soltanto in arabo e già sono apparse strade con le diciture arabe stampate sopra a quelle locali.
Il fatto che la stampa con dicitura araba sia stato posta sopra a quella locale, è analogica al fatto che i minareti della moschea costruita ad Anversa sovrastino tutte le strutture cittadine in altezza, perché dimostrano, non solo simbolicamente, ma nelle azioni e nei fatti, la volontà di affermare il principio della supremazia islamica, cosa questa che nel tempo ha creato un vero e proprio razzismo nei confronti delle popolazioni autoctone che si sentono discriminate dall’atteggiamento degli islamici e soprattutto dall’atteggiamento delle autorità locali che sono talmente permissive e accondiscendenti nei confronti di tali abusi, da rendere ogni giorno di più, difficile la convivenza fra Europei e Islamici. 

Mr. Filip Dewinter ha chiesto formalmente attraverso la Stampa di dare voce a ciò che verrà in seguito chiesto al Parlamento Europeo e alle varie Nazioni Europee di operare una moratoria contro tutte le nuove costruzioni di mega moschee che sono in progetto in molte città Europee e che dimostrano una strategia ben precisa di cui si vuole prendere conoscenza fino in fondo. Capire chi c’è dietro questi progetti, le motivazioni reali sul fatto che i progetti siano così giganteschi e non corrispondano alle esigenze reali della presenza attuale dei musulmani sui territori, inoltre a chi sono affidate come responsabilità soprattutto di indottrinamento delle folle islamiche, poiché fino ad oggi la maggior parte di coloro che presentano tali progetti sono in qualche modo dirette emanazioni dei “Fratelli musulmani” che rappresentano il salafismo più intransigente e pericoloso, quello che ha prodotto il terrorismo di cui gran parte del mondo è attualmente vittima, poiché nell’ideologia vi è un’esaltazione della morte e del martirio omicida e non della pace, come all’apparenza viene sostenuto quello che dovrebbe essere un “dialogo”, ma che resta lettera morta dentro le moschee ed i centri culturali ove la predicazione è troppo spesso contraria ad ogni regola di convivenza civile, democratica, di rispetto delle culture e delle religioni degli altri.
A supporto di questa convinzione esistono le cellule salafite terroristiche scoperte in ogni Paese Europeo, Italia compresa ed il fatto che le prediche e gli insegnamenti dottrinali e non soltanto quelli vengono fatti in lingua araba e non locale.
(proviamo ad immaginare se nei templi induisti sui territori europei venissero svolte prediche in lingua indiana o se nelle chiese protestanti venissero svolte le prediche in lingua inglese, o nelle chiese copte venissero svolte prediche in lingua mediorientale, o in chiese ortodosse in lingua russa, o in templi buddisti in lingua cinese o giapponese, in sinagoghe ebree in lingua aramaica o yddish, ecc… questo sarebbe inaccettabile per la predicazione, creerebbe inevitabilmente un problema di integrazione)
Come viene dimostrato dai fatti, purtroppo, in gran parte del mondo musulmano essere di religione diversa da quella islamica è pericolosissimo ed in particolare in questi anni, i cristiani di tutte le confessioni sono stati perseguitati, sottoposti a regimi che li hanno obbligati a diventare cittadini di serie B e spesso assassinati barbaramente. Così come in tutto il mondo islamico è impossibile convertirsi ad altra religione o si rischia la propria vita e quella dei propri famigliari.  Le chiese dei cristiani, sono spesso attaccate, incendiate, distrutte e i loro simboli cancellati, proibiti e questo non soltanto in Arabia Saudita, ma in Egitto, in Iraq, in Iran, in Turchia, in Pakistan, in Afghanistan, in Palestina, in Indonesia e in troppi altri paesi musulmani.

Dopo la conferenza abbiamo visitato il Parlamento di Anversa e manifestato pubblicamente sulla piazza centrale, (come da foto pubblicata alcuni giorni fa)

I lavori poi sono proseguiti fino a tarda sera, perché a quel punto è stata un’occasione per festeggiare il “compleanno” del partito che ci aveva ospitato, durante i 2 giorni di lavoro e per presentare i due veterani del gruppo, ai quali sono stati offerti due omaggi in ricordo e in premio per il loro impegno-fedeltà (a lei una catenina con pendentiff e a lui una spilla da giacca) 
 
Queste le foto dei momenti significativi della serata e dei festeggiamenti e vi invito a notare che nonostante il Belgio sia un paese in cui la popolazione è vecchia come da noi, la classe dirigente dei partiti è giovane e i senatori non sono cariatidi come i nostri, ma sanno anche ritirarsi dalla scena politica quando diventano un peso.

Adriana Bolchini Gaigher

Alcuni articoli dei media locali

Il volto inedito del jihad in Italia

gennaio 19, 2008

(dal blog http://francoazzurro-politicaeconomia.blogspot.com)   

pubbl. su    www. ragionpolitica.it    

(febbraio 2007)

La richiesta di sostegno inviata all’Ue dal presidente egiziano Mubarak, secondo cui islamisti legati ai Fratelli Musulmani starebbero preparando un colpo di Stato nel suo Paese, ci fa pensare che un domani anche l’Europa potrebbe subire la stessa sorte. Ma l’opinione pubblica che fa? Dorme sonni tranquilli. Tutto il Magreb è in subbuglio per l’infiltrazione di questi signori della guerra coordinati addirittura da un nostro «amico», il libico Gheddafi, e la nostre istituzioni che fanno? Nutrono il coccodrillo nella speranza di convertirli al dialogo, nel tentativo di mitigare il loro odio. Ma essi ci disprezzano, usano i nostri diritti per rivoltarceli contro al momento opportuno, come han fatto e continuano a fare.

Dobbiamo capire che la loro è una nuova crociata che si fonda sulla fede salafita, ossia quella che predica il radicalismo islamico. Essa si presenta come «la religione della verità», la salvatrice del mondo, ma in realtà è puro terrore. Questi novelli predicatori disseminati in tutt’Europa con l’appelativo di imam, ulema, mullah, seguono ciecamente le sure del Corano laddove, tra l’altro, in alcune di esse si annida la necessità di mentire agli «infedeli»: è lecito e necessario nascondere, ossia dissimulare con atti di ipocrisia le proprie autentiche convinzioni onde «…scongiurare persecuzioni o evitare di rischiare la vita» (Cor 3;38 e 16;106). La loro «religione» serve appunto per potersi infiltrare in tutti i gangli vitali dei Paesi non Islamici «Dar al-harb», (la casa della Guerra), vale a dire: dove vivono tutti i popoli non sottomessi. Si insediano nelle moschee e nelle madrase per poter piantare il seme della discordia e della sedizione: più o meno come fecero i meccani di Maometto agli albori dell’VIII secolo partendo dalle stesse coste del mediterraneo verso le terre di al-Andalus. Approfittando del nostro «buonismo», aspettano il momento opportuno per ridurci a dhimmi (Cor.9;29).

Se si legge qualcosa del wahabismo, (corrente maggioritaria del salafismo), si scopre che è una filosofia di vendetta che si rivolge principalmente verso coloro che hanno cacciato i saraceni da Granada ed annientato il califfato ottomano. E’ il nuovo jihad: quello rielaborato e attualmente predicato dai «Fratelli Musulmani» nella seconda metà del XX secolo da Sayyd Qutb e predicato attraverso la «sua» emittente al-Jazeera dall’anziano imam Muhamed Yusuf al Qaradawi e compagni. Ma qualche volta essi vengono scoperti. L’ultimo della numerosa sequenza che le cronache ci offrono è l’allarme lanciato da Magdi Allam, che denuncia la presenza ai nostri confini di un «bandito» miliardario, certo Yussef Nada, fondatore e gestore della Bank Al Taqwa in Svizzera. Costui, assieme ad Ali Ghaleb Himmat, vicepresidente della stessa Banca, già all’indomani della strage dell’11 settembre figura nella lista nera dell’ Onu e dell’Ue con pesantissime accuse di «finanziamento al terrorismo, riciclaggio di denaro sporco» e «tentativo di sovvertire le istituzioni degli Stati». Nella stessa lista figura Ahmed Idriss Nasreddine, già console onorario del Kuwait a Milano. I primi due ancora bazzicano tranquillamente per l’Europa dopo essere stati processati in contumacia in Egitto.

Ora che farà l’Ue di fronte a questo ennesimo caso? Basterebbe ricordare come reagirono l’Unione europea e la Lega Araba in occasione dell’infiltrazione delle Corti islamiche in Somalia per capirlo: si acconciarono chiedendo a queste Corti di sedersi al tavolo del negoziato! Se veramente vogliamo la pace abbiamo il dovere morale di affrontare questa minaccia internazionalista, non tergiversando in futili dibattiti pacifisti tra l’indifferenza generale, ma producendo idee nuove; riaffermando le nostre tradizioni cristiane; valorizzando le realtà dell’associazionismo laico tra le numerose comunità musulmane presenti nel nostro Paese; coinvolgendo e magari sostenendo i numerosi musulmani modernisti che conoscono a fondo le loro intenzioni. Essi sono stati silenziati col medesimo ricatto cui tentano di irretire le nostre istituzioni. Edmun Burke disse che «l’unica cosa necessaria per il trionfo del male è che gli uomini di buna volontà non facciano niente». Difatti Dio non ama i codardi! Cosa chiedono i signori delle moschee alle nostre Istituzioni? Confronto, dialogo, tolleranza… e queste ultime cosa fanno? Perseverano nel concedere moschee, veli, poligamia, cittadinanza in 5 anni di permanenza, finanche l’occultamento dei nostri simboli religiosi!

Spesso si dimentica che questi sedicenti «religiosi» sono gli schiavisti delle donne; sono i «Fratelli» di quelli che assassinano a sangue freddo i bambini innocenti dell’Ossezia. Per loro, chi opera questi massacri sono «fratelli che sbagliano» o peggio, dei «resistenti». Sanno di essere stati sconfitti dalla storia e come gli sconfitti di turno reagiscono, imponendo la loro ideologia con la nostre stesse armi: i diritti umani che possono trovare solo da noi. Bene diceva Oriana Fallaci quando, in occasione dell’imminente costruzione della Moschea di Colle Valdelsa, che l’avrebbe «bombardata così come han fatto con le torri gemelle». Continuiamo pure ad accoglierli nelle nostre Istituzioni, credendo di poter isolare i terroristi di Bin Laden o magari auspicando che non mettano bombe in Italia, coccoliamo pure gente alla Nuhr Dachan che giustifica la strage di Nassiriya, e non ci accorgiamo che il jihad è già in casa nostra! 

Papa Ratzinger e La Sapienza

gennaio 16, 2008

Benedetto XVI aver declinato l’invito del responsabile dell’ateneo più antico d’Europa, peraltro fondato da un Papa, ha disvelato al mondo dove si annida il gruppo degli anticristo che spargono odio e intolleranza fra le giovani generazioni.

Ora, dopo aver infangato nel mondo la dignità del popolo italiano, i novelli farisei, capeggiati dal ministro della cultura Mussi, si battono il petto invocando perdono ai piedi dello scienziato della cattolicità.

Mai s’era visto un affronto simile da parte di un gruppuscolo di pseudoscienziati armato di livore, negare l’accesso in un libero territorio della cultura come quello subito da un accademico di fama internazionale come il Ratzinger.

La gravità del fatto sta a testimoniare quanto l’etica pubblica sia caduta in basso nella patria del diritto e della cività come il nostro Paese. Questo induce gli uomini di buona volontà a reagire con ogni mezzo che la democrazia mette a disposizione.

Francesco Pugliarello

L’APOSTASIA ANTICRISTICA, UN INTRALCIO ALL’AMORE PER IL PROSSIMO

gennaio 15, 2008

Le chiese e le moschee, nonostante la volontà di edificazione e la fame di spiritualità, sono sempre più vuote di fedeli. Il mondo occidentale, seppellendo le domande più importanti sull’esistenza, credendo di sentirsi adulto, pensa di essere in grado di assolversi da se. Per certi scienziati che dell’antagonismo hanno fatto la loro fortuna come Philip Roth in “Everyman” o Piergiorgio Odifreddi con “Perché non possiamo essere cristiani”, Dio è visto come un ingombro o peggio una fantastica impostura: sono i moderni “taglialingua” come li Chiama Magdi Allam o i senza Dio che autoproclamandosi i giudici  della nostra cultura occidentale non s’accorgono che disconoscendo la sacralità della vita e quindi fomentando la sua inutilità diffondono odio nel tessuto sociale. Gli ultimi colpi di coda provengono dai 67 docenti, un gruppuscolo al limite del “satanismo” tra gli oltre 4.000 de La Sapienza che hanno impedito al teologo accademico Papa Ratzinger di parlare in un’università, peraltro come tutti gli atenei europei, fondata da un Papa il 20 aprile 1303, Benedetto Caetani da Anagni.

Parlando di “tenebre”, sia nell’ultima enciclica di Benedetto XVI (Spe salvi), sia nelle encicliche dei suoi predecessori, si ha la netta sensazione che sulla Terra aleggi un fantasma che si presenta sotto le spoglie del benefattore nel tentativo di ricacciare le Chiese nelle catacombe e vederle ridotte al silenzio: quel “silenzio” che nel secolo scorso vide la Russia dei Soviet trucidare centinaia di migliaia di religiosi. Nell’indifferenza collettiva, siamo arrivati finanche alle accuse d’ingerenza sferrate dai fiancheggiatori dell’islamismo radicale. Non molto tempo addietro, in un articolo apparso su un diffusissimo sito web d’ispirazione salafita, l’autore invitava a “denunciare” il cardinale Giacomo Biffi per aver inviato una raccomandazione al Governo intesa ad “adottare maggiori controlli sugli immigrati e a far rispettare il giusto principio della reciprocità. Tollerare accuse di intrusioni Vaticane nella vita politica del nostro Paese da chi di frammistione tra fede e politica ne ha fatto una bandiera per la propria conquista, peraltro sostenuti da certi settori politici orfani di un socialismo reale, non è più sostenibile. Non reagire alle provocazioni di chi propone dialogo mentre tace sulla sacralità della vita e riduce Cristo a profeta precursore di Maometto, è semplicemente demenziale.

Ma qualcuno aveva già previsto tutto questo. E’ Vladimir Soloviev, uno dei maggiori filosofi dell’epoca che già alla fine dell‘800 aveva preconizzato l’avanzata “anticristica”, ovvero dei trafficanti della parola di Dio a proprio vantaggio. Soloviev accusava le nascenti filosofie relativistiche e il torbido irrazionalismo romantico di voler rovesciare contro il cristianesimo una valanga di accuse, perché, secondo quest’ultimo “la legge dell’amore verso il prossimo avrebbe ostacolato la naturale selezione che è possibile solo senza l’intralcio della morale cristiana che difende i deboli a danno dell’essere superiore che tende ad affermarsi nella pienezza della sua volontà di potenza”. In una famosa parabola, allegata a “I tre dialoghi” (edizioni Marietti, 1996), emerge la figura di un Anticristo tutt’altro che malfattore, ma di un convinto spiritualista che crede nel bene e perfino in Dio, un ammirevole filantropo aperto a tutti, un pacifista impegnato e solerte che vuole abolire la guerra. Ma per raggiungere questi obiettivi bisognava ridurre la Chiesa al silenzio. Soprattutto, da eccellente dissimulatore, si dimostrerà un grande ecumenista, capace di dialogare “con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza”. Pochi anni dopo, in piena Belle Epoque in cui nulla faceva presagire il peggio, Robert Benson pubblica un corposo romanzo a sfondo fantascientifico di straordinaria attualità “Lord of the World” (ripresentato nel 1987 da Jaca Book), in cui profeticamente descrive il mondo d’oggi con le sue inquietanti realtà. Parlando agli uomini del suo tempo, Benson prevede eutanasia legalizzata e assistita, attentati a catena con attentatori kamikaze, il crollo dell’impero russo, la crisi delle religioni e, sotto l’avanzare di una nuova mistica universale, preti che lasciano il ministero. Fatti che si susseguono sotto i nostri occhi! Che cosa, infatti, si chiede ai seguaci di Cristo se non la riduzione della propria fede ad una pura morale personale, capace di raggiungere l’universalità e fondare una società più giusta? Entrambi gli autori avevano preconizzato l’apostasia anticristica; non attraverso una cruenta persecuzione ma con lo sviluppo di una nuova ideologia: l’umanitarismo dal volto umano. Nel loro “magistero” la militanza di fede è ridotta a mera filantropia, il messaggio evangelico è identificato nel confronto irenico con tutte le filosofie e con tutte le religioni e la Chiesa di Dio è scambiata per un’organizzazione di promozione sociale. Siamo sicuri che essi non abbiano davvero previsto ciò che effettivamente sta avvenendo, e che non sia proprio questa oggi l’insidia più pericolosa per la “comunità redenta dalla croce e dal sangue di Cristo”? si domanda il Cardinale Giacomo Biffi. E’ un interrogativo inquietante che non dovrebbe essere eluso, perché non proviene da un qualunque militante che diffonde suggestioni per ottenere posizioni di prestigio come nel caso dell’attesa del “madhi” di certe comunità musulmane che, persuase di essere gli eletti, la sfruttano a scopo personale, ma da inconfutabili tesi di lucidi intellettuali che hanno il dono di leggere i segni della storia.                

 Francesco Pugliarello