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Impulsi ed emozioni relativi alla problematica sessuale nel ragazzo down

ottobre 7, 2011

“All’inizio il mondo era il Sé sotto forma di una persona.
Si guardò intorno e non vide che se stesso. Dapprima gridò: “Io sono”,
e poi si spaventò; poiché ognuno è atterrito quando è solo”.
UPANISHAD

“La sessualità è un’occasione di crescita personale”.
“È la libertà di prendere decisioni per la propria vita”.
E ancora,
“È una grande organizzatrice della vita umana” (F. Veglia).
“È il motore di tutte le autonomie, di tutte le abilità latenti”(J. Baldaro Verde).
“Privare un essere dell’amore, vuol dire privarlo del piacere di vivere” (A. Mannucci).
“I genitori temono ogni cambiamento sia per l’autonomia sia per quella sessuale” (G. Castelli).
Non v’è dubbio che in tema di sesso e di relazione sentimentale i nostri figli vivono un dramma esistenziale. A vedere la cosa dall’esterno, la gente è scettica e incredula quando nota una coppia di ragazzi disabili passeggiare per le strade. Dall’interno, la fragilità affettiva – caratteristica del ritardo mentale – determina insicurezza e bisogno di protezione e in alcuni casi di forte dipendenza. Questo bisogno è legato alla consapevolezza di non poter provvedere da soli alle proprie esigenze, e di avere a disposizione dei riferimenti concreti nei momenti di necessità. Ancor più triste è sapere che siamo noi genitori a porre dei limiti a questi giovani che manifestano il loro amore per qualcuno; come più volte ho cercato di sottolineare, il motivo principale è in una forma di ignoranza diffusa e di ancestrali preconcetti. Nel mondo contemporaneo, in cui la libertà sta travalicando i limiti elaborati dal buon senso comune, non sempre ci si rende conto che il rapporto d’amore non è solo fare sesso, ma soprattutto un progetto di vita con l’altro, incardinato in un’intesa dove il conforto, l’aiuto e il mutuo scambio di affetto e di amore si intrecciano simbioticamente.

La problematica affettivo-sessuale nei disabili è venuta alla luce molto tardi e pertanto ci coglie tutti impreparati. Se qualcosa sta cambiando, il merito va attribuito a quei disabili che sono riusciti a esprimere le loro esigenze nella globalità di persona. Anche in questo settore, fu solo negli anni settanta che si iniziò a prendere coscienza del diritto all’amore del disabile; quando cioè cominciarono a essere organizzati una serie di convegni dove veniva denunciata la condizione di emarginazione in cui versavano queste persone. Il primo incontro storico, peraltro incentrato sul versante dell’handicap motorio, incentrato sul diritto all’eros per i “minorati”, fu promosso da Rosanna Benzi e dalla sua equipe di operatori (11).
Perché possiamo trovare in letteratura qualcosa di specifico e avviare un discorso sul riconoscimento della sessualità nei soggetti con ritardo mentale, dobbiamo però attendere la seconda metà degli anni novanta, anni in cui cominciano a circolare nelle sale cinematografiche dei cortometraggi elaborati da alcune associazioni di famiglie volontarie. Tuttavia, sebbene nel 1999 cinque coppie down ottenessero la palma d’oro a Venezia per la miglior recitazione parlando dei loro sentimenti, del loro amore fatto di slanci, fisicità, desideri, speranze, ancora non si può dire che la loro sessualità sia riconosciuta nel corpo sociale: la tematica restava relegata nel chiuso delle associazioni o nelle tesi di laurea di qualche volenteroso(12).
Da più parti si fa rilevare che la scarsa informazione in merito sia dovuta soprattutto ad un elevato pudore che coinvolge emotivamente gli stessi genitori, e di conseguenza avrebbe indotto il mondo mediatico-scientifico a disinteressarsene, condannando queste creature al ruolo grottesco di eterno bambino.
 
Ma non è così perché è stato accertato che gran parte di questi soggetti, specialmente con disabilità lievi, avvertono abbastanza presto l’esigenza di avere una vita sentimentale autonoma e oggi, più di un tempo, essi rivendicano il diritto a crescere, a scrollarsi di dosso lo stereotipo che li vuole eterni Peter Pan, per raggiungere la massima autonomia possibile e diventare finalmente ‘persona’, tanto che “…qualche volta essi hanno dimostrato anche la capacità di portare avanti un rapporto amoroso con un partner” (13). A Firenze si conosce una unione matrimoniale fra due giovani down che per seguire uno dei fratelli attualmente risiedono all’estero. “Elena e Mario – mi dice la madre della ragazza – vivono una permanente luna di miele, difficilmente riscontrabile nei rapporti coniugali…”. I casi come Elena e Mario sono molto rari. L’importante è che ci sono. Dobbiamo inoltre constatare che la reticenza con cui questo delicato problema viene affrontato, subisce un forte ‘empasse’ su vaste aree del nostro territorio, per cui troviamo delle disparità abissali da provincia a provincia. Non a tutti è noto che per superare le resistenze a queste unioni, da pochi anni è intervenuta una legge di rilievo internazionale. Essa prevede di estendere la piena attuazione della Carta costituzionale anche a chi presenta delle disabilità al fine di “eliminare le discriminazioni in tutte le questioni che riguardano il matrimonio, la famiglia, la paternità e le relazioni personali, sulla base di eguaglianza con gli altri, in modo da assicurare ogni diritto in età di matrimonio, sposarsi e fondare una famiglia sulla base del consenso libero e pieno dei contraenti”(14).
Tornando a Fabio, quanto osservato finora (sul desiderio di unione con l’altro sesso) trova conferma in un passo dei primi anni novanta rinvenuto tra le sue carte ‘segrete’ che avevo conservato con cura. Leggo tra l’altro: “…ho impazienza di crescere perché, una volta diventato maggiorenne potrei andarmene da casa, perché così mi potrei costruire una vita da solo…, una volta trovato il lavoro io mi vorrei sposare…”.  E’ chiaro che i disabili mentali hanno bisogno di chi si esprima per loro, perché la loro limitata scaltrezza ed anche il pudore non sempre consentono di manifestare apertamente e compiutamente ai propri genitori certe esigenze, costringendoli a vivere di sogni e di fantasie. Certamente questo è dovuto a problemi organizzativi, ma soprattutto al fatto che non si è mai voluto pensare che anch’essi hanno, come tutti, gli stessi bisogni e istinti.
Chi ha avuto modo di incontrare qualcuno di questi ragazzi avrà sperimentato che il loro approccio è caratterizzato da gesti dal forte significato affettivo con abbracci e baci distribuiti a piene mani, specie quando gli si mostrano delle attenzioni che, oltre ad una richiesta di protezione, principalmente sono gesti che ineriscono la sfera di cui stiamo parlando. Attrazione, innamoramento, corteggiamento, sono sensazioni che ogni essere umano sente sin da piccolo, e meritano grande attenzione. Non a caso Erich Fromm ne “L’arte di amare” dice che il bisogno di amare sorge dalla sensazione di solitudine o di separazione da qualche cosa o da qualcuno che ci attrae.
Se però queste manifestazioni le reprimiamo o le facciamo apparire disdicevoli, rischiamo di aggiungere frustrazione a frustrazione, rabbia e ostilità; la maniera di pensare si distorce, il potenziale creativo andrà perduto dando sfogo ad atteggiamenti passivi e talvolta autodistruttivi. O addirittura, come ci ricorda Primo Levi, produrremo un “individuo infelice e socialmente nocivo”(15). Giacché la gestione del piacere e del benessere psico-fisico è una conquista importante che coinvolge tutta la sfera emotiva del singolo, domandiamoci innanzitutto come possiamo promuovere, agevolare e gestire i loro slanci viscerali e come aiutarlo ad appropriarsi degli strumenti per realizzare una strada verso l’autonomia affettiva.
Poiché questi ragazzi, in genere, non sono avari nel concedere il loro affetto, di animo nobile e capaci di emozioni profonde, diventa centrale la necessità di procedere ad elidere la dipendenza psichica e fisica dalla famiglia e dal mondo degli anziani per essere inseriti a tutto tondo nel mondo dei coetanei. Ma quando?
È una domanda che ha un ruolo fondamentale sull’equilibrio finale del ragazzo e della famiglia, alla quale la letteratura in materia dà poche risposte pratiche ed esaustive. Sul versante dell’integrazione sociale, i nostri figli hanno la fortuna di vivere in un Paese tra i più avanzati al mondo – a partire dalla realtà scolastica per finire a quella del lavoro – con una legislazione che fa invidia a molti paesi occidentali, ma, ripeto, su quello affettivo-emotivo il terreno è ancora tutto da esplorare.
Fortunatamente nel modo di affrontare la sessualità specialisti ed operatori all’avanguardia, ai quali compete la diffusione del sapere, ci hanno liberato dall’ignoranza presentando l’amore, l’innamoramento, il rapporto e la funzione sessuale come qualcosa di non disdicevole od osceno. Tuttavia un “sessualismo” presentato come uno strumento di cambiamento positivo delle persone e della società, come certe ideologie oggi di moda propongono, verso una “società erotica” o verso un “sesso mercificato”, diffondono disorientamento nella vita comunitaria, nell’affettività, nell’amicizia, nell’amore e nei rapporti interpersonali, familiari, sociali e spirituali.
Ciononostante, non posso trattenermi dall’indignarmi ogni volta che rifletto a che punto la repressione arriva a sconvolgere e dissipare il gusto dell’Amore, a rendere buffi e vergognosi, immaturi brancolanti inesperti, come stranieri, ispidi esagitati impacciati, o repressi, ansiosi riguardo ad uno dei pochi impulsi innati e naturali che dovrebbe essere accontentato con naturalezza e magari esercitato come il mangiare e il camminare! Per questo, in una visione integrale dell’uomo, è auspicabile dare massima prevalenza al dialogo e magari, se il caso, affrontare l’argomento in comunità ad hoc.
Il sesso – secondo William Kroger, noto psichiatra psicosomatico – è un mezzo che ci offre la gioia in luogo della confusione, la speranza in luogo della disperazione e della solitudine, […] questo di solito avviene col giusto partner e nel momento giusto. Affermazioni chiarissime, ma che ancora non ci offrono alcun indirizzo pratico.
                                                                                            
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Perché privare ancora i nostri ragazzi di queste conoscenze?
Chiarito cosa si intende per sessualità ed i suoi effetti, cerchiamo di vedere come può essere affrontato il tema in un debole mentale. Molte, troppe sono le domande che attendono risposte di ordine neurologico e psicologico prima di poter decidere sul come e quando affrontare tale questione con i nostri ragazzi. Prima di procedere ad una rapida disamina della tematica, bisogna fare un’ulteriore distinzione tra “fare sesso” e “amare qualcuno”. Nel primo caso, per il maschio, la risposta si risolve in un semplice accoppiamento per il soddisfacimento di un bisogno meramente fisiologico. In tal caso non sorge alcun problema come per qualunque essere vivente, se non quello del rischio di una malattia con una prostituta. Si potrà ottenere un puro e semplice rilassamento fisico che durerà poco ed il più delle volte non sarà gratificante.
Comunque anche in questo caso la problematica resta ancora irrisolta. “E’ lecito favorire l’unione di due persone portatrici di handicap”? A che pro, con quali conseguenze e che cosa si può fare per sostenerla in questo loro bisogno affinché possano vivere quest’esperienza il più serenamente possibile ? si domandano molti psicologi e i pedagoghi moderni. La risposta è sempre la stessa: “Avviarli ad una vita comunitaria”(16).

Nell’altro caso, trattandosi di ‘unione desiderata’ tra due che si amano realmente, le cose si complicano. Poiché l’amore verso qualcuno coinvolge due personalità, se stesso e l’altro, e comprende capacità complesse come responsabilità, dedizione, comprensione, rispetto dell’altro e, nel caso della femmina percezione della disponibilità e quant’altro possa soddisfare un bisogno di protezione, di sacrificio o capacità di coinvolgimento, la domanda da porsi è questa: è pronto, ovvero è in grado un debole mentale a saper gestire queste emozioni? In altre parole, per questo soggetto qual è la sessualità sostenibile? Saprà prospettarsi e progettare un futuro “insieme” dopo essere stato tenuto a lungo sotto tutela?
Pur volendolo (o volendola) assecondare con una convivenza protetta, non si sentirà, ancora una volta, una persona di serie B? Qualora accettasse di essere controllato/a, sarà in grado a sua volta di governare i “moti dell’anima” della persona amata? Come potrebbe reagire nel momento in cui si accorgesse di non essere riamato come egli o ella si era immaginato? Sarà sicuramente preso/a dalla disperazione più di chiunque altro, proprio per la difficoltà di ‘elaborare’ il sentimento del dolore. Circa la percezione del dolore, dai sondaggi emerge chiaramente per tutti gli adolescenti compresi i normodotati, una forte discrasia fra i sessi: per lei mentre il rapporto si traduceva nel piacere di essere al centro dei desideri e l’abbandono il precipitare in uno sconforto esistenziale, per lui l’aver perso l’oggetto dei suoi desideri e l’angoscia di essere lasciato solo.
Poiché l’amore può manifestarsi anche in una forma distorta, di mera conquista, di possesso, ciò non per il sesso in sé, quanto per un falso atteggiamento rispetto al fatto sessuale. Essendo, come accennavo, il rapporto amoroso-sessuale un rapporto emozionale e molto personale, mi domando se un soggetto psicologicamente fragile possa essere in grado di assorbire i colpi delle delusioni.
In tal caso bisognerebbe manifestargli massima solidarietà, mostrandogli di essere vicino ai suoi problemi, principalmente predisponendolo a saper affrontare il ‘dolore’ facendogli capire, tra l’altro, che l’amore è anche causa di sofferenze per chiunque, anche per i più dotati. Se poi si dovesse riscontrare che, nonostante gli sforzi, il ragazzo o la ragazza non riescono a realizzare il loro sogno è necessario prospettar loro con chiarezza che vi sono altre cose che possono dare la felicità, non necessariamente l’unione con una donna o con un uomo. Ciò potrà avvenire solo se sia prefigurato un sistema di compensazione.
E allora, se un trisomico non è realmente in grado di fare fronte all’altro da sé, pena uno sconvolgimento del suo già precario equilibrio emotivo, sarà bene augurarsi che mai provi cosa significhi fare all’amore?
In attesa di indirizzi pratici e di una forte presa di coscienza della famiglia, penso sia opportuno tenerli impegnati in qualche attività gratificante, prima che implodano ripiegando irrimediabilmente su se stessi, così come avveniva nei secoli scorsi per le vergini di famiglie nobili che, prima di essere “contaminate”, venivano spedite in conventi per… “farsi” suore. E, per quanto possibile, si accontentino di guardare con meraviglia l’altro/a, ringraziando il Padre Celeste dell’energia che ha dato loro. Così facendo conosceranno stati di coscienza, di poesia e di grande elevazione, e l’esistenza sembrerà loro più bella e più ricca…
Nel frattempo per mio figlio, confortato dal suo consenso, ho pensato di contattare un’Associazione che sta sperimentando degli incontri di ‘aggregazione amicali’: un club ad hoc denominato “Stasera esco” con lo scopo di mettere in contatto ragazzi e ragazze con disabilità di diversa natura. L’idea di creare un gruppo d’incontro mirato e far vivere momenti comunitari in diversi contesti, che di volta in volta, gli stessi protagonisti decidono, è sicuramente la via migliore, ma si è rivelato un metodo poco pratico. Nonostante fossero previsti la mediazione di un professionista del settore e incontri periodici sulle emozioni a richiesta degli interessati che di volta in volta sarebbero emerse nei briefing di gruppo, per ragioni a me oscure, dopo alcuni incontri Fabio ne è uscito fuori. La stessa sorte per una ragazza che ora lavora nel ristorante dove Fabio è inserito: segno che l’argomento sessuo-affettivo non è ancora maturo, e per i ragazzi è sentito come un fattore di cui non parlare, tanto da ritenere più gratificante un impegno concreto nel sociale.
C’è addirittura chi pensa di aprire delle “Agenzie matrimoniali per disabili mentali”(17). Tutti questi esperimenti se non sono supportati da una forte presa di coscienza della società, delle famiglie e degli operatori, saranno destinati al fallimento, o al più a sopravvivere come fiore all’occhiello per aver promosso qualcosa di originale. Dovremo concludere che, finché non riusciremo a superare i nostri timori ed essere in grado di offrire loro delle opportunità, i nostri figli lotteranno con poche speranze alla ricerca dell’affetto di un estraneo, in quanto istintivamente sentono che solo da esso dipenderà la possibilità di arrivare ad un più completo sviluppo della loro personalità, come realtà fondamentale della loro vita.

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14. Il 3 marzo 2009, con Legge n. 18 il Parlamento italiano ha ratificato e reso esecutiva
la Convenzione delle Nazioni Unite del 13 dicembre 2006. http://www.normattiva.it/
15. “La valle del Guerrino”, Einaudi 1981, pag. 205.
16. G. Castelli e V. Mariani, “L’educazione sessuale delle persone disabili”, Ares, Milano 2005, pag 108.
17. Reuven Feuerstein, “La disabilità non è un limite”, Libri Liberi, Firenze 2005, p 229.

da: F.Pugliarello, “Fabio lo specchio nascosto”, CET Edizioni, Firenze 2009

 
 
 
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