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SIAMO ALL’EPILOGO DI UN SOGNO ?

gennaio 26, 2008
Ripeto, l’arroganza e la presunzione non pagano.
Ora al voto subito: lo chiedono a gran voce 40 milioni di italiani (l’ottanta per cento degli aventi diritto). Inseguìto da più di mezzo secolo, in questi giorni di freddo invernale un sogno è crollato. Mai s’era visto andare in diretta il disfacimento di una coalizione che pretendeva di governare un già difficile Paese come il nostro. Il re è nudo, e questo re del gioco delle tre carte ha mostrato al mpndo il peggio della politica che nessun Paese dovrebbe imitare.I più amareggiati della compagine governativa sono senza dubbio il ministro dell’Universita’ Mussi e la Rina Gagliardi. Davanti a sé vedono avanzare lo spettro del disfacimento di un ideale perseguito fin dalle piazze sessantottine, come quasi tutti quelli che fino a ieri, per circa due anni, hanno “occupato” i più alti scranni della nostra Repubblica. Il primo lo abbiamo visto a La Sapienza difendere con enfasi grottesca Papa Ratzinger, impedito di metter piede in quell’ateneo dai suoi stessi compagni di cordata; critico con il Partito Democratico estromesso dal partito di Veltroni, dichiarandolo reo di aver costituito una forza destabilizzatrice dell’intera sinistra italiana, quando, premonitoriamente,  dichiara la morte della sinistra: “…in appena tre mesi dalle primarie il governo e’ sull’orlo di una crisi, i Ds non ci sono piu’, con l’avvento del Pd non c’e’ piu’ l’Unione, non c’e’ piu’ il centrosinistra…”. (AGI 24.1.200).

Pur essendo da sempre anticominista, la delusione di Mussi e di altri suoi compagni potrei farla mia. La stessa compassione che suscita Mastella quando lamenta di essere il capro espiatorio di faide interne alla sua stessa coalizione legata ad una ben individuata fazione della magistratura. La seconda mi ha fatto compassione per la patetica difesa di Prodi in Parlamento. Fanno tenerezza questi potenti, spesso patetici (per chi ha assistito in diretta la fiducia), non foss’altro per il rispetto che si deve al principio della democrazia nella quale l’opposizione è comunque la linfa della democrazia.

Tuttavia se con la memoria vado a considerare quali e quanti veleni nell’arco della loro breve storia hanno disseminato, attaccandosi ad una ideologia contraria alle volontà ed alle coscienze delle comunità locali, anche alla luce di qualche beneficio, il bilancio  è disastroso. Diceva bene don Lorenzo Milani, quando colloquiando con il Mazzerelli poco prima della sua scomparsa che “il comunismo dove è al potere lenisce qualche miseria, ma ne fa nascere altre riuscendo ad imporre che, di questi fallimenti, solo pochi ne parlino…” “…ma non andrà lontano” (Il riscatto Dehoniane, Na, 1980). Forse la profezia si è avverata, solo che si sta avverando mettendoci in ridicolo agli occhi del mondo dovuto alla testardaggine di un personaggio come Prodi che passerà alla storia per la sua pervicacia luciferina. Ma la sentenza di morte era da tempo annunciata e pochi ne avevano fatto menzione. Essa proviene da un laico, Pietro Calamandrei, laddove lucidamente sessanta anni fa preconizzava: “Quando i voti si danno non più per fedeltà alle proprie opinioni, ma per calcoli di corridoio in contrasto con la propria coscienza, il sistema parlamentare degenera in parlamentarismo e la democrazia è in pericolo” ( Il Ponte 1947).

L’argine a questo ”pericolo”, ironia della sorte, ora è tutto nelle mani di un capo di Stato comunista, pentito di aver approvato l’invasione di Praga da parte delle truppe sovietiche. Qualcuno direbbe che questo è l’ultimo canto del cigno, io invece penso sia la logica conseguenza di una ideologia perversa che con la propaganda ha illuso generazioni di uomini: dovunque essa si è presentata ha provocato danni. A vent’anni dalla dissoluzione della struttura statale dell’Unione sovietica seguita al crollo del muro di Berlino, da noi si erano arroccati nelle leve del potere come gli ultimi mohicani a difendere un pauperismo, collaterale ad un islamismo di stampo medievale, assumendo a capo dei loro desiderata un maniaco del potere, tentando pervicacemente ed ossessivamente di rifondare, con tutta la supponenza di cui sono portatori, quello che essi considerano il paradiso in terra. Più che Mastella e Dini, è stata la vendetta della Storia che, peraltro, già da tempo li aveva  condannati alla disfatta.

Francesco Pugliarello

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